Igor Eskinja
Fulcro del lavoro di Olivo Barbieri sono l'analisi - e la messa in discussione - del concetto di percezione, ovvero della nostra capacità di vedere e interpretare la realtà. Partecipe del rinnovamento della fotografia italiana di paesaggio degli anni '80, inizialmente interessato agli effetti stranianti dell'illuminazione artificiale nelle grandi città, a partire dalla metà degli anni '90 Barbieri arriva alla piena definizione del proprio linguaggio espressivo, che segna «una svolta tecnologico-spettacolare nella fotografia di impronta "quotidiana" di nascita emiliana».1
Grazie all'utilizzo della particolare tecnica della "messa a fuoco selettiva" (che evidenzia solo alcuni elementi, lasciando volontariamente sfocato il resto della scena) e alla ripresa dall'elicottero a 300-500 metri d'altezza, le fotografie di Barbieri restituiscono un'immagine disorientante dei luoghi che appaiono così più simili a modellini in scala che a contesti reali. Una visione sorprendente che, nel mettere in luce aspetti dello spazio urbano altrimenti difficilmente percepibili, sottolinea il labile confine tra oggetto reale, percezione e riproduzione.
Dopo una serie di viaggi in oriente, nel 2003 inizia la serie site specific_ dedicata alle città del pianeta - Roma, Torino, Montreal, Las Vegas, Los Angeles, Shanghai, Amman, New York, Beijng, Seville, Milano, Catania - in cui i rapporti gerarchici di grandezza sono immaginati in modo inedito. Scrive Barbieri: «Il mondo è come un'installazione temporanea, strutture e infrastrutture, parte fondante del nostro senso di appartenenza e di identità, viste da lontano, come un grande plastico in scala: la città come alias di sé stessa».
Nei tre progetti di committenza MAXXI ai quali ha preso parte, Barbieri gioca sul tema della sequenza narrativa: sia nelle serie sullo stretto di Messina per atlante italiano003 che in quella per Cantiere d'autore, i singoli scatti, come fotogrammi di una pellicola, acquistano piena leggibilità dal loro accostamento che, al tempo stesso, nulla toglie all'autonomia formale di ciascuna fotografia. La serie realizzata per Sguardi contemporanei, che ha come oggetto il Palazzetto dello Sport a Roma di Pier Luigi Nervi e Annibale Vitellozzi, è da leggere come un progressivo avvicinamento al "cuore" del progetto architettonico: la trama costruttiva della copertura. Un pattern ingegnoso e raffinato che Barbieri esalta nell'ultima inquadratura con un'immagine rarefatta, di un biancore latteo, al limite dell'astrazione.
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Cronologia: 2005
Tipologia: fotografia
Materia e tecnica: stampa cybachrome
Misure: cm 120 x 180